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Oggi ti propongo un interessante articolo della Dott.ssa Federica Bertelli che parla della Dipendenza affettiva. L'articolo si concentra in particolar modo sulle caratteristiche di tale dipendenza e le implicazioni a livello della coppia.










"Perché non mi richiama?”

“Perché è online su Whatsapp ma non mi scrive?”

“Perché non mi ha chiesto di uscire stasera?”

“Non riesco ad uscire con le mie amiche, preferisco stare a casa ad aspettarlo”

“Lo sapevo, non dovevo dirgli come la pensavo, ora mi lascerà”


Queste sono solo alcune delle frasi che pronuncia in modo frequente e con forte coinvolgimento emotivo ed apprensivo chi dipende emotivamente da qualcuno.
Non sto affermando che se dite queste frasi siete dipendenti da qualcuno.
Quel che rende un comportamento oggetto di preoccupazione sono la sua intensità e frequenza!
Probabilmente a tutti voi è capitato di pronunciarne almeno una, ma sicuramente non tutti avete provato angoscia, senso di frammentazione, ansia ed intenso timore di perdere l’altro mentre vi chiedevate perché non vi scriveva o perché non voleva vedervi.
Come in tutti i fatti della vita, il “come” ha più importanza del “cosa”.

Per Anthony Giddens (1992) la dipendenza affettiva è caratterizzata da tre principali caratteristiche che la connotano esattamente come una vera e propria forma di dipendenza:

Ebbrezza: stato di eccitazione ed euforia nell'incontro con l’altro simile a quello del tossicodipendente quando assume la “dose” .

Astinenza: sensazione di annullamento, di sentirsi persi ed inutili, che la propria vita non abbia senso in assenza dell’altro.

Tolleranza: necessità di tempo sempre maggiore da passare con l’altra persona a discapito dei propri interessi, amicizie ed attività.

Secondo Lerner (1996), tale comportamento sarebbe causato dall'incapacità di mantenere una “presenza interiorizzata” rassicurante dell’altro, e quindi di rassicurarsi attraverso il pensiero dell’altro nella propria vita. La persona non sarebbe quindi in grado di interiorizzare l’altro dentro di sé come immagine che permane anche in sua assenza. Da qui il costante bisogno di sentirlo e vederlo.

La dipendenza affettiva è uno stato regressivo somigliante a quello di dipendenza provato dal bambino nei primi mesi di vita con la figura di accudimento. Così come il neonato dipende interamente da essa, anche l’individuo ormai adulto sente di dipendere interamente dall'altra persona. La sua felicità, il suo umore dipendono da come si sente l’altro e da come si comporta con esso. Il mondo emozionale e sociale ruota intorno all'altra persona: l’individuo cessa simbolicamente di esistere come essere indipendente con una propria vita, cessa i propri sentimenti e pensieri per divenire un tutt'uno con l’altro in uno stato fusionale.
Tale stato non provoca benessere a nessuno dei due membri della coppia.
Il dipendente affettivo tende infatti a richiedere rassicurazioni e continue certezze e questo può portarlo ad accettare comportamenti e relazioni potenzialmente pericolose come nel caso delle violenze fisiche e/o psichiche o nelle forme di manipolazione emotiva.

Il primo passo per uscirne è riconoscere la patogenicità di tale stato: l’amore deve arricchire emozionalmente, migliorare la vita, far emergere risorse personali, far evolvere come individui prima che come coppia.
Ricorda che prima di essere un partner sei un individuo con caratteristiche uniche che appartengono solo a te e non debbono ne possono essere annullate per compiacere o tenere accanto qualcun altro.

Ama, ma non lasciare che il tuo amore diventi avidità.

Ama, ma non lasciare che il tuo amore diventi attaccamento.

Ama, ma non lasciare che il tuo amore diventi una forma di dipendenza, una schiavitù.

Dopo di che, ama, ama tremendamente. Allora la paura cessa. 

(Osho)



Dr. Matteo Mentuccia

Dr. Matteo Mentuccia, psicologo, mental coach e psicoterapeuta

Sono un Mental Coach, Psicologo, Psicoterapeuta ad orientamento Dinamico Integrato, iscritto all'ordine degli psicologi del Lazio (n° iscrizione 20283), svolgo la libera professione a Colleferro e a Roma.

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